Valmadonna in tour

L’ultimo week end utile in zona arancio ci ha portato, nel rispetto delle regole anticontagio ad intraprendere una escursione guidata a Valmadonna (Al)

Valmadonna (Valmadòna in dialetto alessandrino) è una frazione
di Alessandria, di 2.283 abitanti (al 31/12/2019), che sorge a 130 metri sul
livello del mare e dista 7,10 chilometri dal capoluogo.

Nel giro effettuato si è partiti dal piazzale della chiesa parrocchiale, attraversare la strada provinciale e andare verso la piscina Valmilana.

Da li si è percorso a ritroso il giro che gli alessandrini conoscono come il giro del morto che risale sino alla strada Maura e riporta alla costa alta di Betania. (vedi descrizione nel proseguio articolo)

Da Betania si è percorso il sentiero cai 607 sino all’incrocio per Frescondino. Da lì si può ammirare un bellissimo paesaggio sulle alpi piemontesi e lombarde a destra e a sinistra Valle d’Aosta e Francia. Osservando la valle si possono scorgere il pone Meier e più in là gli appennini Liguri.

il Giro si conclude ad Anello riprendendo la strada Del Castellino dalla quale si possono scorgere la Valle Quarta, San Salvatore Monferrato e Castelletto.

il giro di 12 km non impegnativo, se non nel primo tratto con alcune salite brevi a 10% di pendenza viene coperto in 2 ore e mezza. Sul percorso non ci sono fontanelle ma alla partenza si può fare rifornimento d’acqua alla Soms del Paese. Il sabato c’è il mercato alimentare in piazza.


Architetture religiose
La chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta venne edificata nel 1739 ed è posizionata nel centro
del paese. Intorno al XIII° secolo nel territorio di Valmadonna era presente un’altra chiesa che all’epoca
ebbe probabilmente una certa notorietà tanto che Papa Onorio III, nel 1217, la citò in una sua bolla
pontificia. L’antica collocazione è da ritenersi situata sulla collina che separa la zona della borgata di Valle
Quarta dalla vallata su cui sorge attualmente il centro del paese.


Monumenti
Accanto alla facciata della scuola elementare è presente un monumento in ricordo dei compaesani caduti nelle due guerre mondiali. Una scultura a forma di arpa è posizionata all’interno di un’aiuola all’altezza del principale incrocio del paese. Creata dal maestro Corsanini di Milano, venne inaugurata il 28 maggio 1989 in memoria di Franco Provera; presidente della provincia di Alessandria dal 1980 al 1982.


Istruzione
A Valmadonna sono presenti due complessi scolastici. La scuola elementare Vittorino da Feltre costruita nel 1888 e l’asilo infantile, Elsa Malpaganti, costruito nell’anno 1892 per interessamento dell’allora parroco don Andrea Vescovi, con l’aiuto di molte famiglie valmadonnesi e del sindaco di Alessandria, Enrico Fortunato.


Storia
Valmadonna, nata tra il XI e il XII secolo, deve le sue origini principalmente all’abbandono di antichi piccoli agglomerati situati nella pianura fra le attuali Alessandria e Valmadonna. Le famiglie più agiate si
trasferirono nell’allora neo-fondata Alessandria, mentre quelle più umili si sistemarono sulle colline e nelle valli che andranno a costituire l’attuale territorio della frazione. Il nome dell’antico stanziamento,
Astigliano, rimase tale fino al XV secolo; in seguito venne mutato dapprima in Valle delle Grazie e infine, dal 1858, nell’attuale Valmadonna.


BETANIA la STORIA
Monastero di clausura delle Carmelitane Scalze di Betania 29 aprile 1973.
La storia
L’istituzione di un seminario al servizio un ampio territorio del sud-est del Piemonte nacque nel 2007, su iniziativa dei vescovi di Casale,
monsignor Germano Zaccheo, e di Alessandria, monsignor Fernando Charrier, considerato che il continuo calo delle vocazioni non consentiva più, per motivi economici e gestionali, a ciascuna diocesi di tenere in vita un proprio collegio ecclesiastico.
Quando venne aperto, nel 2008, il seminario di Betania contava 28 studenti che si preparavano al sacerdozio. Da allora il numero di seminaristi è continuamente calato e oggi i costi di gestione sono diventati insostenibili. Le spese generali (circa 150mila euro all’anno) vengono divise fra le cinque diocesi, mentre le altre spese sono ripartite proporzionalmente in base al numero di studenti iscritti.
Ora a Betania, tutto tace perchè la struttura è stata definitivamente chiusa, anche se qualche movimento seppur limitato all’interno si può notare.

Questa escursione come altre che trovate raccontate negli articoli possono essere prenotate per gruppi o singoli durante tutto il periodo primaverile e autunnale.

contatto DEVIS 3347918068

week end nel Monferrato zona arancione

In tempi di pandemia, le regole vanno rispettate e quindi attenendoci ai protocolli anticontagio e al buon senso, in questo week end abbiamo annullato la gita di gruppo al PARCO DI ROCCHETTA TANARO e ci siamo sbizzarriti nella ricerca di nuovi percorsi da proporre.

Il primo sentiero che abbiamo valutato VENERDI è quello che da Olivola va ad Ottiglio, Moleto e si chiude ad anello nuovamente ad Olivola.

Il percorso misto tra asfalto e vigneti parte dalla chiesa romanica di Olivola. Fatta una breve deviazione verso il fondovalle si riprende la strada che attraversa il paese e ci si dirige su asfalto lungo la strada che collega Olivola ad Ottiglio. Giunti in paese si devia ancora su asfalto verso Ottiglio alto e giunti alla deviazione per il sentiero 746 del CAI si prende la strada sterrata che sale verso il punto panoramico con 8 tigli che da il nome ad Ottiglio.

Da li si prosegue lungo tratturo verso Moleto passando in un bellissimo bosco ricco di piante come acacie e quercie, violette e primule.

Giunti al termine del sentiero ci troviamo in una vigna che dall’alto ci fa vedere una bella panoramica a 360°

Nell’immediato sotto di noi vediamo la frazione di Moleto per intero e sullo sfondo CELLA MONTE, ROSIGNANO MONFERRATO, VIGNALE E CAMAGNA MONFERRATO.

Scendendo passiamo nel piccolo borgo e come d’obbligo di tappa andiamo a visitare la piccola chiesetta di San Michele, chiesetta che fu spostata dai suoi abitanti nei primi dell’800 pietra a pietra per salvarla dall’usura dovuta agli scoppi della cava di Pietra da Cantone.

Il percorso prosegue quindi a scendere giù dalle vigne per poi attraversare la strada provinciale e prendere un sentiero. Il sentiero si segue per 800 metri poi si fa una piccola deviazione a sinistra e si risale in direzione del campanile della chiesa di Olivola.

Dopo circa 10 minuti di salita ci ritroviamo sulla strada asfaltata all’incrocio da cui eravamo partiti.

il giro complessivo è di 12 km con un dislivello attivo di 420 metri e si percorre facile in circa 2 ore e mezza.

SABATO POMERIGGIO ALLA RICERCA DELLA BIG BENCH DI CASTELNUOVO BELBO

Un giorno passando vicino al ponte di Castelnuovo Belbo per tracciare Portalmunfra la mia attenzione fu colta da un cartello che indicava una big bench.

Non ne conoscevo l’esistenza e mi ripromisi allora di andarla a visitare in una mia ricognizione. Ecco quindi che presentatosi l’occasione sono andato alla scoperta di questa attrazione turistica.

Partenza dal ponte di Castelnuovo Belbo vicino alla piazza del paese in direzione Incisa Scapaccino. Il passaggio alla sinistra olografica del torrente Belbo è piacevole e giunge ad un passaggio a livello dal quale poi girando a sinistra ci si inerpica su una salita lunga e decisa.

Dopo un 10 minuti a salire ci troviamo in cresta alla collina e girando alla nostra destra seguiamo la strada con ghiaia che ci porta alla panchina gigante da dove si può osservare un bel panorama in direzione delle colline di Fontanile.

Il nostro giro segue la strada dopo le foto di rito e ci troviamo tra vigne e boschetti a camminare osservando il fondovalle in cerca di una strada che ci riporti indietro.

Dopo circo 800 metri troviamo una strada diritta che scende lungo il crinale e ci riporta sulla strada asfaltata che ad anello arriva al punto dove avevamo deviato in salita.

Bel giretto panoramico di 8 km con buoni dislivelli, da completare scendendo verso BAZZANA o FONTANILE.

Se siete interessati a camminare su questi percorsi oppure volete fare una escursione guidata nel Monferrato contattatemi al 3347918068.

Buoni passi 🙂


CAMMINANDOinGIALLO

TRA CASTELLI REALI E CA DEL POPOLO

Nel pieno rispetto delle regole anti contagio sabato scorso 10 escursionisti sino sono cimentati in un percorso di 17 km ad anello da Oviglio ad Abazia di Masio (Al).

E’ stata l’occasione per riprendere confidenza con i paesaggi nostrani e calzare nuovamente le scarpe da trekking insieme al camminovigliese.it

Il sentiero numero 6 del camminovigliese è un percorso che si snoda su vecchie strade poderali e bianche, sentieri che un tempo collegavano commercialmente i territori con feudatari i Visconti e i Paleologi del Monferrato spesso in conflitto tra di loro e quindi anche scenari di battaglie e banditaggi sin dal 1700.

Il castello di Redabue e quello di Oviglio erano due punti cardini di questa tratta che collegava le zone di Acqui e quindi la Liguria al grande mercato di Felizzano e quindi del Monferrato.

Se del Castello Reale di Oviglio abbiamo già parlato più volte, qualche informazione sul castello di Redabue la diamo volentieri:

Posto in una zona teatro per secoli di lotte per il possesso del Monferrato, il Castello di Redabue venne edificato nel XIII secolo.
Oggetto di scontri e saccheggi tra le famiglie dei Paleologo e dei Visconti, la storia riporta già nel 1440 una distruzione del castello ad opera di Facino Cane assoldato da Teodoro II di Monferrato, in un momento di declino del potere visconteo.
Nuovamente nel ‘600 il Castello di Redabue costituì uno dei punti nevralgici durante ben due guerre di successione del Monferrato provocate dalle ambizioni dei Savoia sul territorio alessandrino.
Il Castello più volte perduto e ripreso dagli spagnoli contro i franco savoiardi di Vittorio Amedeo II, subì grossi danneggiamenti fino al ‘700 allorché il Monferrato divenne di casa Savoia.
Attualmente al suo interno rimangono, a testimonianza delle sue origini antiche, alcuni archi di tufo alternati a mattoni databili intorno al XIII secolo, le torri merlate ed una torre quadrata scostata dal corpo principale.
Dal 1830 il Castello e tutta la tenuta vennero acquistati dalla famiglia Doria Lamba che vi stabilì la sua residenza estiva.

La strada Cavallerizza era la strada che pellegrini e commercianti facevano e si univa al porto di Masio proseguendo un’altra importante strada di comunicazione la strada Franca proveniente da Bergamasco collegava Mombaruzzo, Cassine a Camino.

Altri punti incontrati durante l’escursione, la chiesa parrocchiale di Abazia di Masio e la Cappelletta della Frazione Rampina di Oviglio e la Ca del Popolo.

Fondata nel 1902 è tra le più antiche del Piemonte da qui il percorso prosegue verso il castello di Monvicino e ripercorre la strada che nella seconda guerra mondiale i tedeschi avevano percorso per contrastare i partigiani nella battaglia di Bergamasco nel dicembre del 1944

Il giro si è concluso da dove era partito in Piazza Roma ad Oviglio dopo circa 3 ore e mezza di camminata.

Attendendo le nuove indicazioni del dpcm stiamo valutando il Marzo camminante se sarà in giallo o arancio.

CIASPOLATA SULLA NEVE

Venerdì scorso abbiamo effettuato una ciaspolato nel sito di Prato Nevoso. La partenza avvenuta dal parcheggio dell’ovovia è stata caratterizzata da un po’ di nubi basse che non facevano presagire nulla di buono, fortunatamente salendo verso l’alto il vento ha ripulito il paesaggio e abbiamo potuto beneficiare del sole.

Una bella giornata passata finalmente calpestando la neve con le nostre ciaspole ovviamente nel rispetto di tutte le regole di distanziamento

per partecipare ai cammini o prenotare un’escursione contattare DEVIS 3347918068

SABATO IN GIALLO

Escursione confermata per Sabato 20 febbraio con partenza da Piazza Roma ad Oviglio alla volta di Abazia di Masio.

Nel percorso di 16 km circa potremo osservare il Castello di Redabue, La casa del Popolo, Il castello di Monvicino ad Abazia e nel rientro ad Oviglio visitare la casa di caccia e la Frazione Rampina.

Il percorso misto sia su sterrato che su asfalto ripercorre i sentieri che collegavano commercialmente Oviglio al mercato di Felizzano e al porto di Masio attraverso la strada Cavallerizza e nel rientro da Monvicino il sentiero percorso dai militari tedeschi per contrastare i partigiani nella battaglia di Bergamasco del dicembre 1944.

Essendo in zona gialla restano obbligatorie mascherina e distanziamento ma si può cambiare comune e percorrere i sentieri anche verso altri paesi.

Dalla prossima settimana verrà pubblicato il programma escursioni di Marzo che potrebbe subire variazioni a seconda delle direttive del COMITATO SCIENTIFICO

A tutti buon cammino

ripartiamo IN GIALLO

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 Nel rispetto della zona gialla ripartono le escursioni guidate

La prima escursione ci vedrà impegnati nel percorso ad anello da Oviglio ad Abazia di Masio. i Posti limitati sono di 10 persone, mascherina, distanza tra i partecipanti di almeno 2 mt l’uno dall’altro e gel a disposizione.

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DESCRIZIONE PERCORSO: Partenza da Oviglio passaggio sulla antica STRADA CAVALLERIZZA sino al Castello di Redabue per entrare in Abazia di Masio passando vicino ai noccioleti e cascine. 

Giunti vicino alla chiesa di Abazia, sosta alla Soms del paese. 

Ripartiti andremo verso la casa del popolo e da li Monvicino, Frazione Rampina casa di caccia Strada Franca per tornare a Oviglio su strade sterrate. 

⏰

 Tempo per percorrere i 16 km circa 3 ore e mezza, rientro entro le ore 13 da dove si è partiti,

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Fondamentale RICORDATE bisogna prenotare per partecipare.

SCARPE #TREKKING in caso di maltempo il percorso potra’ subire variazioni. 

INFO 3347918068  

#camminataingiallo
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#portalmunfra
#escursioneguidata
#guidaambientaleescursionistica

Da Mombercelli al Camparot

Due escursioni di ricognizione nel week end per studiare nuovi percorsi dedicati a #portalmunfra

Nella giornata di Venerdì i nostri passi si sono mossi verso Mombercelli, Agliano Terme e Montegrosso d’Asti. E’ stato così percorso un anello di 17.5 km con un dislivello attivo di 807 m.

Mombercelli è un comune del Monferrato Astigiano che
si adagia sulla dolce collina del Valtiglione a sud di Asti, in una zona famosa per i suoi vigneti, i noccioleti e che alimenta un importante produzione vinicola.

Si divide essenzialmente in 3 zone: Il Pontetto, la Piana e la piazza, ma il territorio collinare si allarga anche nelle case sparse di frazioni Costarossa, Roeto, Tocco, Variala, Bronzino, ecc. Il paese è collegato solo da strade provinciali, a ovest con l’adiacente Montegrosso d’Asti, a nord con i territori del Parco naturale di Rocchetta Tanaro, a sud si collega con Castelnuovo Calcea e più a sud-est con la più famosa cittadina di Nizza Monferrato. Il motto del paese, Hospes veniat, fugiat hostis (l’ospite venga, l’ostile fugga), propone benvenuto e accoglienza a chi sa apprezzare questo scorcio di collina.

Mombercelli nacque nel X secolo, molto probabilmente come borgo fortificato longobardo, insieme alle vicine terre di Malamorte (l’attuale Belveglio) e Vigliano d’Asti. Documenti più certi lo danno sicuramente nel 1125 come parte di un feudo Imperiale che comprendeva principalmente i territori di Rocca d’Arazzo, Rocchetta Tanaro, Vinchio, Castelnuovo Calcea, ecc. sotto il dominio diLoreto d’Asti, località presso l’attuale Costigliole d’Asti.

Sull’origine del suo nome si avanzano diverse ipotesi: mons bergerum, nome latino dato al rilievo collinare, il piemontese mont birchà, indicante le betulle del luogo, ma molto più probabilmente il longobardo mombirsàn, cioè luogo di caccia.

Nel 1160, i signori di Asti strinsero degli accordi col Marchesato del Monferrato per un’alleanza militare al fine di edificare una propria torre nel recinto fortificato di Mombercelli, al confine dei territori, cioè l’attuale castello, oggi in disuso[3].
In quel periodo vi furono scontri tra le famiglie guelfe e ghibelline, a più riprese, con saccheggi e delimitazioni dei territori astigiani in cui vennero coinvolte le casate del Marchesato di Manfredo di Lanerio – De Canelio (da cui deriva l’attuale Canelli), fino al marchesato di Finale e Cortemilia e Boverio, per concludersi alla cessione, intorno al 1305, del territorio mombercellese a tal Martino Alfieri, del ramo di casata omonima e tesoriere di corte di Amedeo V di Savoia come ricompensa dei suoi servigi.


Qualche decennio dopo, nel 1342, Mombercelli passò in possesso a Galeazzo II Visconti, già co-signore di Milano; il borgo restò sotto il Ducato di Milano per quasi quattro secoli, sino all’inizio del Settecento. In questo periodo Mombercelli fu affidata alla casata milanese dei Maggiolini e Scarampi, che abitarono il castello fino al Seicento, insieme alla nobile famiglia dei Bellone, ma anche agliAsinari marchesi di Bernezzo.
La presenza del maniero fortificato fu, all’epoca, un costante problema per i mombercellesi, costretti a veder transitare continuamente truppe militari, banditi, sbandati e viandanti vari. Durante la guerra tra Cristina di Francia ed i cognati Principi Tommaso e Maurizio, Mombercelli fu quindi occupata dai francesi fino al 1650, per passare poi agli spagnoli.

Dopo la Guerra di successione spagnola, per cessione dell’Austria, Mombercelli passò a Vittorio Amedeo II di casa Savoia e divenne ufficialmente parte del Regno di Sardegna nel 1736, per poi annettersi all’Unità d’Italia.

La scelta di partire da qui viene quindi ripagata dal fatto che si possono fare diverse escursioni in direzioni differenti.

La partenza avviene dall’area giochi dove troviamo un ampio parcheggio, dopo un passaggio veloce nel paese passando vicino al Municipio ci dirigiamo verso la zona collinare. Il passaggio tra vigneti è principalmente su strade asfaltate secondarie dove passano poche auto. Il panorama è pressapoco collinare con tanti boschi sino a giungere alla regione Bologna di Agliano da dove iniziamo a scorgere il paese alto e in lontananza Montegrosso d’Asti.

Incontriamo da qui il sentiero 1 della Proloco di Agliano. La Proloco ha creato 6 percorsi tutti intorno al paese e sono facilmente percorribili. Passati da Regioni Dojani arriviamo nel concentrico e visitiamo da prima la chiesa di San Giacomo Maggiore e poi saliamo su un bel punto panoramico che ci da idea del paesaggio collinare monferrino.

La notorietà di Agliano ebbe inizio con la terza casata dei signori di Agliano: Bonifacio di Agliano, figlio di Belda e di Guglielmo di Moncucco, sposò la vedova di Manfredo I Lancia, che trasferendosi ad Agliano portò con sé la figlia Bianca avuta dal primo marito. L’imperatore Federico II di Svevia, colpito dalla splendente bellezza di Bianca, se ne innamorò perdutamente e, nonostante fosse già ammogliato, ebbe da lei tre figli: Costanza (1230 -1307) che sposò Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d’Oriente, Manfredi (1232 – 1266) poi succeduto al padre al governo del regno di Sicilia e Violante (1233-1264) che andò in sposa a Riccardo Sanseverino conte di Caserta.

Ricordiamo anche che Agliano è stata la sede dell’autogoverno partigiano durante la seconda guerra mondiale nel 1944. Nel 1998 l’ANPI ha riconosciuto la Medaglia d’oro al merito partigiano per il suo ruolo avuto durante la Resistenza.

Agliano oggi è rinomata per le sue sorgenti termali, la Fons Salutis e la Fonte San Rocco dalla quale sgorga acqua salso-magnesica alla temperatura di 13,8 °C. Se bevute, le sue acque sono attualmente efficaci nei casi di malattie infiammatorie del sistema digerente, del fegato e delle vie biliari, se inalate sono salutari per i problemi alle prime vie respiratorie.

Nel nostro percorso le terme non vengono toccate ma con una piccola deviazione mentre si scende verso Montegrosso possono essere visitate.

L’arrivo a Montegrosso è dalla stazione e il passaggio di rientro verso Mombercelli avviene lungo la ferrovia seguendo percorsi sterrati, passando vicino a pioppeti, noccioleti e prati sino a ricongiungerci dopo circa 5 km al parcheggio da dove eravamo partiti.

il camparot di Lu – Camagna PERCORSO DI 15 KM CON 708 D+

Nella giornata di sabato abbiamo ricevuto la gradita visita dei ragazzi del cammino eusebiano e in accordo con il gruppo del cammino di Lu Monferrato abbiamo da prima fatto visita al paese per poi dirigerci verso Camagna passando dalla panoramica Lu Cuccaro e facendo visita al Camparot di Lu.

Il camparot di Lu è una costruzione in legno che riproduce la struttura che veniva costruita dai proprietari della vigne per controllare nella notte i filari durante il massimo periodo di maturazione.

La famiglia Trisoglio ne ha riprodotto uno nelle sue vigne ed insieme ad Alessandra abbiamo potuto visitarlo e sentire il racconto che riguarda la storia della sua famiglia, produttrice di Vini.

il Camparot

Il passaggio successivo poi è stato su sentieri in Val Grana e arrivati a Camagna abbiamo potuto visitare la chiesa dedicata a Sant’Eusebio.

la chiesa di Sant’Eusebio a Camagna Monferrato

La facciata della chiesa presenta ai lati due pilastri ed è tripartita da due semicolonne, che sorreggono il timpano all’interno del quale si apre un oculo romboidale; il portale presenta un piccolo timpano. 
L’interno della chiesa è a pianta a croce latina. Opere di pregio conservate all’interno della chiesa sono la pala raffigurante la Santissima Trinità assieme alla Beata Vergine Maria e a San Giuseppe, l’altare maggiore in marmi policromi, costruito da Antonio Pelagatta, due tele ritraenti la Beata Vergine Assunta e san Bovo e le due statue della Madonna del Rosario e dell’Addolorata 

il nostro camminare tra le vigne è poi proseguito seguendo la strada verso Lu passando sui percorsi bianco e rossi del cai MPC (Madonna del Pozzo – Crea) sfiorando Cinzano e rientrando a Lu per una bella strada in salita tra vigne su sterrato e ghiaia.

Entrambi i percorsi sono scaricabili su wikiloc.com

https://www.wikiloc.com/hiking-trails/monferrato-alessandrino-casalese-portalmunfra-lu-monferrato-il-camparot-camagna-rientro-da-valle-gr-59766325

https://www.wikiloc.com/hiking-trails/mombercelli-agliano-montegrosso-59492012

Per qualsiasi informazione oppure se siete interessati a percorrere questi sentieri in compagnia di una guida ambientale escursionistica contattate DEVIS al 3347918068

Buon cammino

La Geografia del Monferrato

Il Monferrato che conosciamo oggi è differente dal Monferrato fondato il 21 marzo 967 da Aleramo e che nei secoli ha visto modificato i suoi confini. In questo articolo cerchero’ con l’aiuto della geografia di illustrare i confini che oggi caratterizzano il territorio monferrino.

Il Monferrato puo’ considerarsi grazie alla sua estensione, circa 300.000 ettari una sub-regione del Piemonte, dai confini geografici non da tutti accennati in modo uniforme, ma che possiamo cercare di difinire come i seguenti:

Il suo territorio, quasi esclusivamente di natura collinare, è compreso principalmente all’interno delle province di Alessandria e Asti e si estende verso sud a partire dalla destra idrografica del Po sino a giungere ai piedi dell’Appennino ligure sul confine con la città metropolitana di Genova e la provincia di Savona. Inoltre confina con altre regioni geografiche e storiche del Piemonte appartenenti alla provincia di Cuneo, ossia le Langhe e il Roero, e a nord-est con la regione storica lombarda della Lomellina. Il territorio infine confluisce ad ovest, senza soluzione di continuità, nella zona delle Colline Torinesi.

  • a Nord delimitato dal’arco che il fiume Po forma tra Chivasso e Valenza
  • a Sud delimitato dalla linea del confine delle province di Asti e Cuneo (che separa il Monferrato Astigiano dalle Langhe)
  • nella parte sud-orientale il confine include il Monferrato Acquese (con Spigno e Ponzone quasi alle soglie della Liguria) e quello Ovadese (con la punta estrema di Belforte) i cui confini vanno visti con quelli della provincia di Alessandria
  • a Ovest il confine scende verso Chieri e le colline attorno a Torino
  • a Est delimitato all’incirca dal fiume Bormida e dalla Pianura Alessandrina.

Le colline la cui altezza media di 350 metri di altitudine sul livello del mare sono costituite da sedimenti di varia natura (come argille, marne, arenarie, sabbie neogenetiche, calcari), depositatosi all’inizio del quaternario e dall’evaporazione e ritiro delle acque del mare Adriatico che ricopriva gran parte dell’Italia Settentrionale.

Le colline del Monferrato spesso sono caratterizzate dalla scoperta di fossili marini la spiegazione è da ricercarsi nelle epoche geologiche più antiche. Con il ritirarsi del mare il fondo del terreno si spaccava in numerose grandi fessure, così nascevano le colline che il geologo B. Gastaldi definì “negative” perché nate, non da una spinta orogenetica del terreno, ma dall’erosione delle acque.

Le colline astigiane, che si differenziano per la loro origine da quelle del’alto Monferrato e della catena di colline che va da Moncalieri a Valenza originate dalle gigantesche forze orogenetiche e per cui dette “positive” sono l’esempio descritto sopra.

Il Monferrato si può distinguere anche in:

Alto Monferrato o Meridionale costituito da varie dorsali parallele, separate dalle valli nelle quali scorrono i fiumi Belbo, Bormida di Millesimo, e quella di Spigno, Erro, Stura di Ovada e Orba.

I centri abitati di maggior altitudine sono quelli di Pareto (476 mt.) Cavatore (516 mt.) Castelletto d’erro (540 mt.) Montechiaro d’acqui (560 mt.) Ponzone (629 mt.).
Le città più importanti sono: Nizza Monferrato, Acqui e Ovada.

Basso Monferrato o settentrionale costituito soprattutto dalla catena collinare che va da Moncalieri a Valenza, dalle colline astigiane e casalesi.

I centri abitati di maggior altitudine sono Robella (428 mt.), Tonengo (430 mt.), Cocconato (491 mt.), Cinzano (495 mt.), Albugnano (549 mt.).

Le città importanti del Basso Monferrato sono: Asti, Casale e Valenza.

I fiumi pi importanti che attraversano il Monferrato sono il Po ed il Tanaro che attraversa gran parte della sub-regione, accogliendo le acque del Borbone, del Traversa e del Verza per poi sbucare nella pianura alessandrina dove riceve la Bormida unificata che già porta con sè il Tiglione, il Belbo, l’Erro e l’Orba per poi sfociare nel Po a Bassignana.

La geografia del Monferrato è riconoscibile attraverso il paesaggio che si può notare percorrendo le sue strade di collina, osservando i suoi paesi e suoi punti panoramici da cui si può osservare la sua variegata distesa di colline, vigneti, paesaggi e castelli.

Provando a fare un elenco con i paesi che maggiormente lo rappresentano possiamo provare a fare un elenco dei paesi facenti parte di questa zona del Piemonte.

Basso Monferrato

Monferrato Astigiano

Alto Monferrato

Cliccando sui paesi potrete attraverso Wikipedia trovare informazioni sui singoli paesi.

Il progetto del Camminovigliese.it è quello attraverso #portalmunfra di unire ad anelli i paesi a tre a tre e poi creare un grande anello per percorrere anche in più giorni a piedi tutti i paesi del Monferrato.

Se siete interessati a visitare o volete fare una escursione guidata contattate DEVIS 3347918068 guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte.



tra PIEVE e CASTELLO

Domenica scorsa il gruppo del progetto #portalmunfra del camminovigliese.it è stato impegnato in un bel trekking di 17 km con un dislivello D+ di 570 m. tra le colline di Viarigi e Montemagno.

La partenza alle 8.45 con visita alla Torre dei Segnali per poi dirigersi verso il cimitero dal quale inizia il sentiero CAI che porta a Montemagno attraverso la collina.

la torre dei segnali a Viarigi (AT)

TORRE dei segnali
Nel periodo intorno al 1320 si colloca la costruzione della Torre di Viarigi, sulle rovine dell’antico castello, quando il territorio venne restituito al Marchese Teodoro di Monferrato da Matteo Visconti. La torre, legata alla proprietà del feudo viarigino, subì diversi passaggi di proprietà a nobili del Marchesato del Monferrato, da Alberto di Solero (1431), ai conti Biglione di Viarigi (1772), mentre, all’epoca dell’ultimo feudatario, Viarigi era già passato a Casa Savoia, con il trattato di Vienna del 1703. A circa metà del 1800, la Torre e l’area attigua passarono alla famiglia Ferraris di Viarigi che le detennero sino al 1939 quando, a seguito di pubblico incanto, la torre, già dichiarata edificio monumentale nel 1908, venne rilevata dal Cav. Aldo Todini e alal sua famiglia rimase sino al 1998, quando l’Ing. Pietro Bellettato, l’acquistò per farne dono al Comune di Viarigi. Oggi detta “Torre dei segnali”.
La costruzione, così come la vediamo oggi, è frutto di stratificazioni di interventi successivi alla costruzione originaria. Il più importante di questi, avvenuto circa a metà del secolo XIX, coincide con la realizzazione di un rivestimento in laterizi, sui quattro lati della torre, al fine di ricoprire e risanare la quinta muraria esistente. Interventi minori sono stati attuati più recentemente: la sostituzione, nel 1967, delle scale interne in legno, con scale in acciaio; purtroppo, quest’ultimo intervento, attuato per rendere fruibile la torre da parte della comunità, fu più dannoso che proficuo alla costruzione che, lasciata incustodita e aperta a tutti, negli anni ’70-’80 del secolo scorso, subì atti vandalici, con la conseguente distruzione del pianerottolo più alto. Oggi la torre non è visitabile in quanto sottoposta a interventi di restauro strutturale e consolidamento del terreno su cui appoggiano le fondazioni del corpo di guardia.

L’arrivo nel paese di Montemagno è caratterizzato dal passaggio tra le viti che sottostanno al Castello che si raggiunge dopo una veloce salita tra i vitigni.

CASTELLO
Nel 1164 Federico Barbarossa confermò i diritti di Guglielmo IV Marchese del Monferrato sui territori posseduti, compreso Montemagno. Nel 1342 il castello di Montemagno venne ceduto ad un consorzio gentilizio: i Turco paiono essere i più significativi. Nel 1435 i Monferrato giurarono fedeltà ai Duchi di Savoia. Fra XIII e XIV secolo il castello fu ampliato. Dopo guerre e alterne vicende, nel 1519 il castello entrò in possesso di Francesca della Cerda. Il feudo di Montemagno nel 1610 fu di Evasio Ardizzi, ceduto poi al mercante di sete di Casale Giovanni Gallone e da questi venduto nel 1669 ai Callori di Vignale che nel 1721 eseguirono grandi restauri del maniero. Il feudo passò quindi per via dinastica a Ottavio Grisella. Francesco Maria Grisella fu l’ultimo signore feudale di Montemagno. In tempi più recenti il castello è stato di proprietà degli Avogadro della Motta, dei Sanseverino, dei Cavalchini Garofoli e ora appartiene ai Calvi di Bergolo.

Dopo un passaggio intorno alle mura il gruppo si è addentrato nei vicoli del paese sino a raggiungere la bella chiesa parrocchiale Chiesa dei Santi Martino e Stefano di Montemagno con la sua imponente scalinata e lo stile Barocco.

Da li poi ci si trasferisce nella zona del cimitero dove si può vedere la bella chiesetta romanica di SAN VITTORE E CORONA Risalente al secolo XI. Citata nel 1345, quando dipendeva, con le altre chiese del paese, dalla pieve di Grana. Nel 1568, unita alla chiesa di San Cipriano, costituiva una parrocchia. Nel 1584, però, San Vittore era già in stato di abbandono ed era stata sostituita, per il culto, dalla nuova parrocchiale di Santa Maria. Restaurata nel 1707, San Vittore tornò a funzionare per tutto il XVIII secolo per poi essere nuovamente abbandonata e andare in rovina. Recentemente restaurata.

il giro è proseguito tra Tartufaie e strade bianche sino a raggiungere la Pieve romanica di San Marziano a Viarigi.

L’edificio dell’antica pieve è realizzato in blocchi di tufo e presenta una facciata rifatta nel XVIII secolo. L’abside è divisa in tre parti da due semicolonne con capitello scolpito. Gli archetti in pietra sono ben lavorati e racchiudono sculture. Sono presenti tre monofore molto strombate, sormontate da una decorazione scultorea.

Una notizia relativa alla Chiesa risale a un documento del 1041 quando l’Imperatore Enrico III, nel confermare al Vescovo d’Asti il patrimonio della sua chiesa, include nell’elenco la corte di Viarigi con il castello e la cappella. Un riferimento successivo, sempre senza indicazione precisa di titolatura, si ritrova in atto del 1238. Soltanto nel 1345 si è in grado di conoscere il numero e le dedicazioni delle chiese di Viarigi. Nel registro diocesano infatti San Marziano appare insieme con San Pietro e un’ altra chiesa che è nei boschi di Viarigi {qui est in boscis de Viarixio} non meglio specificata, tutte indipendenti da giurisdizione pievana. Una quarta, infine, San Severio (oggi San Silverio), appartiene al monastero benedettino di Azzano. Fra tutte, San Marziano appare la meno dotata. L’indipendenza da ogni pieve si può forse spiegare con la particolare situazione politica del suo castello, feudo vescovile ai confini della Diocesi dipendente direttamente dal Vescovo. La scarsa importanza rivestita successivamente, quando si erano imposte le Parrocchie di San Silverio e di San Pietro, non ha consentito di lasciare tracce significative nella documentazione

Il nostro giro si conclude percorrendo la strada in costa alla collina tra noccioleti e vigneti sino a vedere da lontano il paese con una bella visione di insieme.

il percorso da Viarigi a Montemagno è tra le proposte di escursione a richiesta. Se la voleste fare contattate il 3347918068 DEVIS guida ambientale escursionistica.

Le foto sono di Ferrua, Mazzoglio che ringrazio e Zamburlin

ESCURSIONE domenica 18.10

Il trekking di questo week end ci vedrà impegnati in un viaggio alla scoperta del romanico astigiano. Visiteremo le chiese romaniche di MONTEMAGNO e CASORZO e potremo apprezzare il castello di Montemagno e la Torre di guardia di Viarigi.

SPECIAL GUEST il Bialbero di Casorzo al quale faremo visita in un passaggio sul nostro percorso.SI SEGUONO LE NORMATIVE COVID19 
MASCHERINA distanziamento e GEL MANI.PARTECIPANTI MAX. N. 15 PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
DEVIS 3347918068 contatto via mail deviszamburlin@gmail.com 
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Tra Monferrato, Langhe e Sassello

Nella giornata di Domenica, i nostri camminatori, quelli che aderiscono al gruppo di #portalmunfra si sono cimentati in un bel trekking di 16 km nelle colline del monferrato acquese.

Partenza da Ponti, passaggio a Castelletto d’Erro e Montechiaro d’Acqui e ritorno ad anello lungo il sentiero 571 del CAI.

PONTI

Le origini del Comune di Ponti risalgono all’epoca preromana secondo alcune fonti la fondazione è contestuale a quella della vicina Acqui Terme (Aquae Statiellae). Durante la dominazione romana al borgo venne attribuito il nome di Pontum, derivato dai ponti che i Romani erano soliti costruire sui rii affluenti del fiume Bormida durante la realizzazione della via Emilia Scauri, della quale si può ancor oggi ammirare una pietra miliare (colonna Antonina) risalente al II secolo D.C. e conservata sotto il porticato del palazzo comunale. La colonna è testimonianza del primo ripristino della via Julia Augusta, importante strada costruita dall’imperatore Augusto in sostituzione della suddetta via Emilia Scauri che conduceva da Roma alla Gallia.

Durante il medioevo, Ponti fu feudo dei Marchesi del Carretto come si evince dagli stemmi di famiglia conservati sui muri di alcune antiche case e sui ruderi del castello situati sulla collina del paese.

La successiva storia di Ponti è molto frammentaria negli archivi storici sono presenti soltanto alcuni atti notarili dai quali si attesta la presenza della famiglia dei Del Carretto ancora come marchesi del feudo fino al XVII secolo e la citazione di Giorgio Guerrieri come signore di Ponti.

Nel paese è situata una targa che suggella il gemellaggio tra il borgo piemontese e la cittadina cosentina di Dipignano avvenuto nel 1974 che rievoca un episodio del lontano 1571 quando un gruppo di calderai di Dipignano furono accolti dal marchese Cristoforo del Carretto che diede loro asilo e viveri in cambio della loro abilità nella preparazione di vettovaglie. Inoltre il marchese regalò un enorme paiolo agli ospiti promettendo di riempirlo di farina se fossero riusciti ad aggiustarlo e così fu il nobile mantenne la promessa donando una ingente quantità di farina di polenta.

Principali emergenze storico-architettoniche da visitare a Ponti

L’attuale Chiesa Parrocchiale di Ponti è dedicata a Maria S.S. Assunta in Cielo, si tratta di un edificio di grandi dimensioni situato a fianco della strada statale (antica Via Napoleonica).
E’ stata costruita tra il 1895 e il 1897 in stile rinascimentale, al suo interno è conservato un artistico coro, composto in parte da specchi e schienali di legno d’America, levigati e lucidati a vernice e un grandioso organo del Montesti  rilevato dalla sinagoga degli Ebrei di Torino nel 1933. Le due navate laterali terminano con due altari in marmo, dedicati l’uno all’Immacolata di Lourdes e l’altro a Sant’Antonio di Padova, Patrono della Parrocchia. Le balaustre dell’altare maggiore e di tutte le cappelle sono in marmo bianco. Nell’abside è conservata un’artistica vetrata ovale raffigurante sant’Antonio.

Il simbolo di Ponti è certamente la Chiesa vecchia anch’essa dedicata all’Assunta che dall’alto domina l’intera vallata.
Si tratta dell’abside dell’antico tempio con tre altari (uno dedicato alla Beata Vergine del Rosario) uno nello sfondo di mezzo e due laterali di stile barocco, davanti ai quali si allungava la costruzione a tre navate. Pare che contenesse più di 1000 persone a dimostrazione dell’importanza storica di questo luogo che pare fu coinvolto nelle lotte contro il paganesimo, l’arianesimo e i musulmani.

Nel 1911 la chiesa vecchia, essendo stata abbandonata per la costruzione della nuova, diroccò in parte. In seguito (1919- 1923) venne ricostruita ad opera di privati, abitanti della regione Chiesa Vecchia che si avvalsero dell’aiuto di tutta la popolazione pontese; purtroppo però l’opera di restauro ridusse di molto le proporzioni dell’antica parrocchiale. Durante la seconda guerra mondiale venne usata come deposito di materiale dall’ospedale della Chiappella di Genova ed in seguito venne occupata da forze naziste e repubblichine che la danneggiarono rompendone la porta e un banco di noce. In seguito al decreto del 27/06/1946 e alla domanda fatta dall’Arciprete, don Testa, per risarcimento danni, venne approvata la perizia del Genio civile di Alessandria dal Provveditorato Regionale alle opere Pubbliche per il Piemonte con decreto in data 29/01/1947, ed autorizzata l’esecuzione dei lavori; essi peraltro, ammessa la loro attuazione, furono di scarsissimo rilievo. Prima di venire parte del Beneficio Parrocchiale, che se ne assume gli oneri, la Chiesa era appartenuta alla Compagnia del Santo Rosario che possedeva qui dei beni (informazioni reperite sul portale del Comune di Ponti).

Da segnalare la bellissima torre campanaria a forma quadrangolare, divisa in quattro ripiani, distinti l’uno dall’altro da cornicioni adorni di archettature in rilievo, con la cella campanaria e la stanza dell’orologio (che era sia meccanico che solare) rischiarate da piccole bifore, conferitoie nelle altre parti e finte bifore e trifore di efficace effetto. La rocca del campanile è sormontata da una cuspide a piramide ottagonale, di mattone rosso, che si alza in mezzo a quattro pinnacoli, dello stesso materiale; cuspide e pinnacoli terminavano con una croce.

A breve distanza dalla chiesa Parrocchiale, sorge l’Oratorio di San Sebastiano, ufficiato, un tempo, dalla confraternita omonima. Lacostruzione della chiesa risale al 1600 circa, come risulta da parecchi testamenti di tale epoca nei quali sono contenute disposizione di testatori che elessero in tale oratorio la loro sepoltura, ed al suddetto lasciarono beni e censi. 

Tale chiesa servì sempre come succursale dell’antica parrocchia, a comodità degli abitanti del borgo, quando quest’ultima era situata sul colle soprastante.

CASTELLETTO D’ERRO

Castelletto d’Erro è un piccolo aggregato rurale della provincia di Alessandria collocato tral’Alto Monferrato e la valle Erro dedito all’agricoltura e alla pastorizia.

Le prime informazioni storiche di Castelletto d’Erro risalgono al 1080 e successivamente al 1169 quando alcuni abitanti del luogo donarono il castello ed il territorio limitrofo alla citta’ di Alessandria; era soprattutto un punto strategico che, attraverso la torre e le poderose mura, serviva da protezione da attacchi nemici saraceni.

Nel XIII secolo Castelletto d’Erro divenne feudo del vescovo di Acqui e la storia attesta che il vescovo Anselmo da Castelletto autenticò diversi diplomi donati dai vari imperatori. Nel primo periodo del XIV secolo passò nelle mani dei marchesi del Monferrato ma per poco tempo in quanto nel 1343 ritornò ad essere feudo del vescovado acquese.

Nel XV secolo con il trattato di Torino passò sotto il dominio dei Savoia e successivamente la sua storia si uniformò con quella del territorio limitrofo dalla val Bormida; nel 1815 venne decretata la provincia di Acqui con la ripartizione in quattro cantoni tra i quali quello di Bistagno che racchiudeva Castelletto, Ponti, Montabone, Rocchetta Palafea e Sessame.

Dal 1860 con il riordino amministrativo del Regno sabaudo venne inglobato nella Provincia di Alessandria.

Tra i suoi monumenti storici la torre medievale a base quadrata edificata attorno al 1330 circondata dal complesso fortificato con i resti delle possenti mura e delle torrette utilizzate per scopo militari e ornata di archetti. È costituita nell’apertura da una feritoia ed all’interno da due volte a botte di cui una come copertura di una cisterna posta alla base della torre.

La Chiesa parrocchiale dell’Annunziata di epoca tardo rinascimentale ma che ad oggi conserva una struttura più moderna dovuta a ristrutturazioni avvenute durante i secoli; all’interno ospita affreschi del ponzonese Pietro Ivaldi detto il Muto del XIX secolo raffiguranti l’Annunciazione, l’Ultima Cena, le virtù cardinali ed il Battesimo.

Infine di rilevante la Pieve di Sant’Onorato di origine antica con abside rettangolare; al suo interno sono conservate parti di affreschi del XVI secolo raffiguranti un martire in vesti di soldato romano.

MONTECHIARO D’ASTI

Montechiaro d’Acqui è un borgo diviso tra la parte bassa di fondovalle e caratterizzata da costruzioni più moderne e la parte alta di epoca antica costruita a difesa dalle incursioni saracene.

Il borgo rurale alto domina l’appennino ligure e le vallate della Bormida e dell’Erro tra la fitta vegetazione di ginestre  e la meravigliosa bellezza dei calanchiIl centro storico è caratterizzato da un’architettura rurale segnata dall’uso diffuso della pietra arenaria e dalla presenza di portalimedievali, voltoni passanti e strade lastricate in pietra. Questo centro storico è stato scelto nel 1999 come scenario del film “Il partigiano Johnny”, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio ed è stato definito il più ben conservato centro storico delle Langhe.

Montechiaro ha origini preromane con un ruolo importante sul piano commerciale come stazione di posta lungo la via Aemilia Scauri; nel VII secolo d.C. il borgo è collocato nei pressi della pieve del Caurocome emerge dai resti di ruderi e da un fonte battesimale monolitico custodito all’interno dellaChiesa di Sant’Anna a Piana.

Nel XIII secolo ha origine il borgo di Montechiaro Alto derivato dallo spostamento dei traffici verso la Liguria. Sempre nello stesso secolo il marchese Delfino del Bosco consegna il feudo ad Alessandria,ma dopo poco tempo torna alla sua autonomia sotto il marchesato dei Del Carretto.

Nei secoli successivi Montechiaro venne sottomesso agli Sforza di Milano, agli Scarampi di Cairo, aimarchesi di Canelli fino ai Gianazzo di Pamparato che dopo un atto di fedeltà ai Savoia, mantennero il possedimento del feudo.

Principali emergenze storico architettoniche

Tra le bellezze artistiche da ammirare la Chiesa parrocchiale di San Giorgio del XVI secolo, costruita sulle fondamenta dell’antica Chiesa di Santa Caterina. All’interno sono conservati uno splendido pulpito in legno, una Madonna settecentesca di scuola genovese del Maragliano, colonne in pietra arenaria, altari in stucco e le venerate reliquie delle “Spine della Corona di Gesù Cristo “ che una leggenda narra portate in questo luogo dalla terra santa da un cavaliere crociato.

Da citare l’Oratorio di Santa Caterina che ospita il museo contadino con la presenza di oggetti ed attrezzi agricoli dei secoli passati; sempre di argomento religioso è il santuario della Carpeneta del XVII secolo costruito attorno ad un pilone del XVI secolo a devozione della Madonna della Misericordia raffigurata in un affresco.

Di particolare rilevanza la Pieve di Montechiaro Piana dell’VIII secolo con i suoi resti tra i quali tracce dell’abside in stile romanico, accanto sorge la nuova chiesa di Sant’Anna che conserva al suo interno una vasca battesimale per immersione che era ubicata all’interno della struttura della vecchia pieve.

Montechiaro possiede anche altre singolari bellezze tra le quali la ciminiera di una fornace di mattoni del XX secolo rimasta attiva fino agli anni settanta del secolo scorso e le ville Veirana ed Anna del XX secolo, la prima privata mentre la seconda il stile liberty, attualmente abbandonata, fu durante il secondo conflitto mondiale il quartier generale dell’esercito tedesco di istanza nel territorio.

Tra gli eventi di Montechiaro un cenno particolare merita la fiera del bue grasso a dicembre, una delle esposizioni bovine riconosciute a livello regionale anche per la presenza di prodotti legati allatradizione contadina locale.


Nelle immagini sopra alcuni scatti della gita fatta domenica, gita che si può ripetere prenotando una escursione privata in qualsiasi momento dell’anno oppure aspettando il prossimo giro organizzato.