La Geografia del Monferrato

Il Monferrato che conosciamo oggi è differente dal Monferrato fondato il 21 marzo 967 da Aleramo e che nei secoli ha visto modificato i suoi confini. In questo articolo cerchero’ con l’aiuto della geografia di illustrare i confini che oggi caratterizzano il territorio monferrino.

Il Monferrato puo’ considerarsi grazie alla sua estensione, circa 300.000 ettari una sub-regione del Piemonte, dai confini geografici non da tutti accennati in modo uniforme, ma che possiamo cercare di difinire come i seguenti:

Il suo territorio, quasi esclusivamente di natura collinare, è compreso principalmente all’interno delle province di Alessandria e Asti e si estende verso sud a partire dalla destra idrografica del Po sino a giungere ai piedi dell’Appennino ligure sul confine con la città metropolitana di Genova e la provincia di Savona. Inoltre confina con altre regioni geografiche e storiche del Piemonte appartenenti alla provincia di Cuneo, ossia le Langhe e il Roero, e a nord-est con la regione storica lombarda della Lomellina. Il territorio infine confluisce ad ovest, senza soluzione di continuità, nella zona delle Colline Torinesi.

  • a Nord delimitato dal’arco che il fiume Po forma tra Chivasso e Valenza
  • a Sud delimitato dalla linea del confine delle province di Asti e Cuneo (che separa il Monferrato Astigiano dalle Langhe)
  • nella parte sud-orientale il confine include il Monferrato Acquese (con Spigno e Ponzone quasi alle soglie della Liguria) e quello Ovadese (con la punta estrema di Belforte) i cui confini vanno visti con quelli della provincia di Alessandria
  • a Ovest il confine scende verso Chieri e le colline attorno a Torino
  • a Est delimitato all’incirca dal fiume Bormida e dalla Pianura Alessandrina.

Le colline la cui altezza media di 350 metri di altitudine sul livello del mare sono costituite da sedimenti di varia natura (come argille, marne, arenarie, sabbie neogenetiche, calcari), depositatosi all’inizio del quaternario e dall’evaporazione e ritiro delle acque del mare Adriatico che ricopriva gran parte dell’Italia Settentrionale.

Le colline del Monferrato spesso sono caratterizzate dalla scoperta di fossili marini la spiegazione è da ricercarsi nelle epoche geologiche più antiche. Con il ritirarsi del mare il fondo del terreno si spaccava in numerose grandi fessure, così nascevano le colline che il geologo B. Gastaldi definì “negative” perché nate, non da una spinta orogenetica del terreno, ma dall’erosione delle acque.

Le colline astigiane, che si differenziano per la loro origine da quelle del’alto Monferrato e della catena di colline che va da Moncalieri a Valenza originate dalle gigantesche forze orogenetiche e per cui dette “positive” sono l’esempio descritto sopra.

Il Monferrato si può distinguere anche in:

Alto Monferrato o Meridionale costituito da varie dorsali parallele, separate dalle valli nelle quali scorrono i fiumi Belbo, Bormida di Millesimo, e quella di Spigno, Erro, Stura di Ovada e Orba.

I centri abitati di maggior altitudine sono quelli di Pareto (476 mt.) Cavatore (516 mt.) Castelletto d’erro (540 mt.) Montechiaro d’acqui (560 mt.) Ponzone (629 mt.).
Le città più importanti sono: Nizza Monferrato, Acqui e Ovada.

Basso Monferrato o settentrionale costituito soprattutto dalla catena collinare che va da Moncalieri a Valenza, dalle colline astigiane e casalesi.

I centri abitati di maggior altitudine sono Robella (428 mt.), Tonengo (430 mt.), Cocconato (491 mt.), Cinzano (495 mt.), Albugnano (549 mt.).

Le città importanti del Basso Monferrato sono: Asti, Casale e Valenza.

I fiumi pi importanti che attraversano il Monferrato sono il Po ed il Tanaro che attraversa gran parte della sub-regione, accogliendo le acque del Borbone, del Traversa e del Verza per poi sbucare nella pianura alessandrina dove riceve la Bormida unificata che già porta con sè il Tiglione, il Belbo, l’Erro e l’Orba per poi sfociare nel Po a Bassignana.

La geografia del Monferrato è riconoscibile attraverso il paesaggio che si può notare percorrendo le sue strade di collina, osservando i suoi paesi e suoi punti panoramici da cui si può osservare la sua variegata distesa di colline, vigneti, paesaggi e castelli.

Provando a fare un elenco con i paesi che maggiormente lo rappresentano possiamo provare a fare un elenco dei paesi facenti parte di questa zona del Piemonte.

Basso Monferrato

Monferrato Astigiano

Alto Monferrato

Cliccando sui paesi potrete attraverso Wikipedia trovare informazioni sui singoli paesi.

Il progetto del Camminovigliese.it è quello attraverso #portalmunfra di unire ad anelli i paesi a tre a tre e poi creare un grande anello per percorrere anche in più giorni a piedi tutti i paesi del Monferrato.

Se siete interessati a visitare o volete fare una escursione guidata contattate DEVIS 3347918068 guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte.



tra PIEVE e CASTELLO

Domenica scorsa il gruppo del progetto #portalmunfra del camminovigliese.it è stato impegnato in un bel trekking di 17 km con un dislivello D+ di 570 m. tra le colline di Viarigi e Montemagno.

La partenza alle 8.45 con visita alla Torre dei Segnali per poi dirigersi verso il cimitero dal quale inizia il sentiero CAI che porta a Montemagno attraverso la collina.

la torre dei segnali a Viarigi (AT)

TORRE dei segnali
Nel periodo intorno al 1320 si colloca la costruzione della Torre di Viarigi, sulle rovine dell’antico castello, quando il territorio venne restituito al Marchese Teodoro di Monferrato da Matteo Visconti. La torre, legata alla proprietà del feudo viarigino, subì diversi passaggi di proprietà a nobili del Marchesato del Monferrato, da Alberto di Solero (1431), ai conti Biglione di Viarigi (1772), mentre, all’epoca dell’ultimo feudatario, Viarigi era già passato a Casa Savoia, con il trattato di Vienna del 1703. A circa metà del 1800, la Torre e l’area attigua passarono alla famiglia Ferraris di Viarigi che le detennero sino al 1939 quando, a seguito di pubblico incanto, la torre, già dichiarata edificio monumentale nel 1908, venne rilevata dal Cav. Aldo Todini e alal sua famiglia rimase sino al 1998, quando l’Ing. Pietro Bellettato, l’acquistò per farne dono al Comune di Viarigi. Oggi detta “Torre dei segnali”.
La costruzione, così come la vediamo oggi, è frutto di stratificazioni di interventi successivi alla costruzione originaria. Il più importante di questi, avvenuto circa a metà del secolo XIX, coincide con la realizzazione di un rivestimento in laterizi, sui quattro lati della torre, al fine di ricoprire e risanare la quinta muraria esistente. Interventi minori sono stati attuati più recentemente: la sostituzione, nel 1967, delle scale interne in legno, con scale in acciaio; purtroppo, quest’ultimo intervento, attuato per rendere fruibile la torre da parte della comunità, fu più dannoso che proficuo alla costruzione che, lasciata incustodita e aperta a tutti, negli anni ’70-’80 del secolo scorso, subì atti vandalici, con la conseguente distruzione del pianerottolo più alto. Oggi la torre non è visitabile in quanto sottoposta a interventi di restauro strutturale e consolidamento del terreno su cui appoggiano le fondazioni del corpo di guardia.

L’arrivo nel paese di Montemagno è caratterizzato dal passaggio tra le viti che sottostanno al Castello che si raggiunge dopo una veloce salita tra i vitigni.

CASTELLO
Nel 1164 Federico Barbarossa confermò i diritti di Guglielmo IV Marchese del Monferrato sui territori posseduti, compreso Montemagno. Nel 1342 il castello di Montemagno venne ceduto ad un consorzio gentilizio: i Turco paiono essere i più significativi. Nel 1435 i Monferrato giurarono fedeltà ai Duchi di Savoia. Fra XIII e XIV secolo il castello fu ampliato. Dopo guerre e alterne vicende, nel 1519 il castello entrò in possesso di Francesca della Cerda. Il feudo di Montemagno nel 1610 fu di Evasio Ardizzi, ceduto poi al mercante di sete di Casale Giovanni Gallone e da questi venduto nel 1669 ai Callori di Vignale che nel 1721 eseguirono grandi restauri del maniero. Il feudo passò quindi per via dinastica a Ottavio Grisella. Francesco Maria Grisella fu l’ultimo signore feudale di Montemagno. In tempi più recenti il castello è stato di proprietà degli Avogadro della Motta, dei Sanseverino, dei Cavalchini Garofoli e ora appartiene ai Calvi di Bergolo.

Dopo un passaggio intorno alle mura il gruppo si è addentrato nei vicoli del paese sino a raggiungere la bella chiesa parrocchiale Chiesa dei Santi Martino e Stefano di Montemagno con la sua imponente scalinata e lo stile Barocco.

Da li poi ci si trasferisce nella zona del cimitero dove si può vedere la bella chiesetta romanica di SAN VITTORE E CORONA Risalente al secolo XI. Citata nel 1345, quando dipendeva, con le altre chiese del paese, dalla pieve di Grana. Nel 1568, unita alla chiesa di San Cipriano, costituiva una parrocchia. Nel 1584, però, San Vittore era già in stato di abbandono ed era stata sostituita, per il culto, dalla nuova parrocchiale di Santa Maria. Restaurata nel 1707, San Vittore tornò a funzionare per tutto il XVIII secolo per poi essere nuovamente abbandonata e andare in rovina. Recentemente restaurata.

il giro è proseguito tra Tartufaie e strade bianche sino a raggiungere la Pieve romanica di San Marziano a Viarigi.

L’edificio dell’antica pieve è realizzato in blocchi di tufo e presenta una facciata rifatta nel XVIII secolo. L’abside è divisa in tre parti da due semicolonne con capitello scolpito. Gli archetti in pietra sono ben lavorati e racchiudono sculture. Sono presenti tre monofore molto strombate, sormontate da una decorazione scultorea.

Una notizia relativa alla Chiesa risale a un documento del 1041 quando l’Imperatore Enrico III, nel confermare al Vescovo d’Asti il patrimonio della sua chiesa, include nell’elenco la corte di Viarigi con il castello e la cappella. Un riferimento successivo, sempre senza indicazione precisa di titolatura, si ritrova in atto del 1238. Soltanto nel 1345 si è in grado di conoscere il numero e le dedicazioni delle chiese di Viarigi. Nel registro diocesano infatti San Marziano appare insieme con San Pietro e un’ altra chiesa che è nei boschi di Viarigi {qui est in boscis de Viarixio} non meglio specificata, tutte indipendenti da giurisdizione pievana. Una quarta, infine, San Severio (oggi San Silverio), appartiene al monastero benedettino di Azzano. Fra tutte, San Marziano appare la meno dotata. L’indipendenza da ogni pieve si può forse spiegare con la particolare situazione politica del suo castello, feudo vescovile ai confini della Diocesi dipendente direttamente dal Vescovo. La scarsa importanza rivestita successivamente, quando si erano imposte le Parrocchie di San Silverio e di San Pietro, non ha consentito di lasciare tracce significative nella documentazione

Il nostro giro si conclude percorrendo la strada in costa alla collina tra noccioleti e vigneti sino a vedere da lontano il paese con una bella visione di insieme.

il percorso da Viarigi a Montemagno è tra le proposte di escursione a richiesta. Se la voleste fare contattate il 3347918068 DEVIS guida ambientale escursionistica.

Le foto sono di Ferrua, Mazzoglio che ringrazio e Zamburlin

ESCURSIONE domenica 18.10

Il trekking di questo week end ci vedrà impegnati in un viaggio alla scoperta del romanico astigiano. Visiteremo le chiese romaniche di MONTEMAGNO e CASORZO e potremo apprezzare il castello di Montemagno e la Torre di guardia di Viarigi.

SPECIAL GUEST il Bialbero di Casorzo al quale faremo visita in un passaggio sul nostro percorso.SI SEGUONO LE NORMATIVE COVID19 
MASCHERINA distanziamento e GEL MANI.PARTECIPANTI MAX. N. 15 PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
DEVIS 3347918068 contatto via mail deviszamburlin@gmail.com 
per invio contratto escursione.

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Tra Monferrato, Langhe e Sassello

Nella giornata di Domenica, i nostri camminatori, quelli che aderiscono al gruppo di #portalmunfra si sono cimentati in un bel trekking di 16 km nelle colline del monferrato acquese.

Partenza da Ponti, passaggio a Castelletto d’Erro e Montechiaro d’Acqui e ritorno ad anello lungo il sentiero 571 del CAI.

PONTI

Le origini del Comune di Ponti risalgono all’epoca preromana secondo alcune fonti la fondazione è contestuale a quella della vicina Acqui Terme (Aquae Statiellae). Durante la dominazione romana al borgo venne attribuito il nome di Pontum, derivato dai ponti che i Romani erano soliti costruire sui rii affluenti del fiume Bormida durante la realizzazione della via Emilia Scauri, della quale si può ancor oggi ammirare una pietra miliare (colonna Antonina) risalente al II secolo D.C. e conservata sotto il porticato del palazzo comunale. La colonna è testimonianza del primo ripristino della via Julia Augusta, importante strada costruita dall’imperatore Augusto in sostituzione della suddetta via Emilia Scauri che conduceva da Roma alla Gallia.

Durante il medioevo, Ponti fu feudo dei Marchesi del Carretto come si evince dagli stemmi di famiglia conservati sui muri di alcune antiche case e sui ruderi del castello situati sulla collina del paese.

La successiva storia di Ponti è molto frammentaria negli archivi storici sono presenti soltanto alcuni atti notarili dai quali si attesta la presenza della famiglia dei Del Carretto ancora come marchesi del feudo fino al XVII secolo e la citazione di Giorgio Guerrieri come signore di Ponti.

Nel paese è situata una targa che suggella il gemellaggio tra il borgo piemontese e la cittadina cosentina di Dipignano avvenuto nel 1974 che rievoca un episodio del lontano 1571 quando un gruppo di calderai di Dipignano furono accolti dal marchese Cristoforo del Carretto che diede loro asilo e viveri in cambio della loro abilità nella preparazione di vettovaglie. Inoltre il marchese regalò un enorme paiolo agli ospiti promettendo di riempirlo di farina se fossero riusciti ad aggiustarlo e così fu il nobile mantenne la promessa donando una ingente quantità di farina di polenta.

Principali emergenze storico-architettoniche da visitare a Ponti

L’attuale Chiesa Parrocchiale di Ponti è dedicata a Maria S.S. Assunta in Cielo, si tratta di un edificio di grandi dimensioni situato a fianco della strada statale (antica Via Napoleonica).
E’ stata costruita tra il 1895 e il 1897 in stile rinascimentale, al suo interno è conservato un artistico coro, composto in parte da specchi e schienali di legno d’America, levigati e lucidati a vernice e un grandioso organo del Montesti  rilevato dalla sinagoga degli Ebrei di Torino nel 1933. Le due navate laterali terminano con due altari in marmo, dedicati l’uno all’Immacolata di Lourdes e l’altro a Sant’Antonio di Padova, Patrono della Parrocchia. Le balaustre dell’altare maggiore e di tutte le cappelle sono in marmo bianco. Nell’abside è conservata un’artistica vetrata ovale raffigurante sant’Antonio.

Il simbolo di Ponti è certamente la Chiesa vecchia anch’essa dedicata all’Assunta che dall’alto domina l’intera vallata.
Si tratta dell’abside dell’antico tempio con tre altari (uno dedicato alla Beata Vergine del Rosario) uno nello sfondo di mezzo e due laterali di stile barocco, davanti ai quali si allungava la costruzione a tre navate. Pare che contenesse più di 1000 persone a dimostrazione dell’importanza storica di questo luogo che pare fu coinvolto nelle lotte contro il paganesimo, l’arianesimo e i musulmani.

Nel 1911 la chiesa vecchia, essendo stata abbandonata per la costruzione della nuova, diroccò in parte. In seguito (1919- 1923) venne ricostruita ad opera di privati, abitanti della regione Chiesa Vecchia che si avvalsero dell’aiuto di tutta la popolazione pontese; purtroppo però l’opera di restauro ridusse di molto le proporzioni dell’antica parrocchiale. Durante la seconda guerra mondiale venne usata come deposito di materiale dall’ospedale della Chiappella di Genova ed in seguito venne occupata da forze naziste e repubblichine che la danneggiarono rompendone la porta e un banco di noce. In seguito al decreto del 27/06/1946 e alla domanda fatta dall’Arciprete, don Testa, per risarcimento danni, venne approvata la perizia del Genio civile di Alessandria dal Provveditorato Regionale alle opere Pubbliche per il Piemonte con decreto in data 29/01/1947, ed autorizzata l’esecuzione dei lavori; essi peraltro, ammessa la loro attuazione, furono di scarsissimo rilievo. Prima di venire parte del Beneficio Parrocchiale, che se ne assume gli oneri, la Chiesa era appartenuta alla Compagnia del Santo Rosario che possedeva qui dei beni (informazioni reperite sul portale del Comune di Ponti).

Da segnalare la bellissima torre campanaria a forma quadrangolare, divisa in quattro ripiani, distinti l’uno dall’altro da cornicioni adorni di archettature in rilievo, con la cella campanaria e la stanza dell’orologio (che era sia meccanico che solare) rischiarate da piccole bifore, conferitoie nelle altre parti e finte bifore e trifore di efficace effetto. La rocca del campanile è sormontata da una cuspide a piramide ottagonale, di mattone rosso, che si alza in mezzo a quattro pinnacoli, dello stesso materiale; cuspide e pinnacoli terminavano con una croce.

A breve distanza dalla chiesa Parrocchiale, sorge l’Oratorio di San Sebastiano, ufficiato, un tempo, dalla confraternita omonima. Lacostruzione della chiesa risale al 1600 circa, come risulta da parecchi testamenti di tale epoca nei quali sono contenute disposizione di testatori che elessero in tale oratorio la loro sepoltura, ed al suddetto lasciarono beni e censi. 

Tale chiesa servì sempre come succursale dell’antica parrocchia, a comodità degli abitanti del borgo, quando quest’ultima era situata sul colle soprastante.

CASTELLETTO D’ERRO

Castelletto d’Erro è un piccolo aggregato rurale della provincia di Alessandria collocato tral’Alto Monferrato e la valle Erro dedito all’agricoltura e alla pastorizia.

Le prime informazioni storiche di Castelletto d’Erro risalgono al 1080 e successivamente al 1169 quando alcuni abitanti del luogo donarono il castello ed il territorio limitrofo alla citta’ di Alessandria; era soprattutto un punto strategico che, attraverso la torre e le poderose mura, serviva da protezione da attacchi nemici saraceni.

Nel XIII secolo Castelletto d’Erro divenne feudo del vescovo di Acqui e la storia attesta che il vescovo Anselmo da Castelletto autenticò diversi diplomi donati dai vari imperatori. Nel primo periodo del XIV secolo passò nelle mani dei marchesi del Monferrato ma per poco tempo in quanto nel 1343 ritornò ad essere feudo del vescovado acquese.

Nel XV secolo con il trattato di Torino passò sotto il dominio dei Savoia e successivamente la sua storia si uniformò con quella del territorio limitrofo dalla val Bormida; nel 1815 venne decretata la provincia di Acqui con la ripartizione in quattro cantoni tra i quali quello di Bistagno che racchiudeva Castelletto, Ponti, Montabone, Rocchetta Palafea e Sessame.

Dal 1860 con il riordino amministrativo del Regno sabaudo venne inglobato nella Provincia di Alessandria.

Tra i suoi monumenti storici la torre medievale a base quadrata edificata attorno al 1330 circondata dal complesso fortificato con i resti delle possenti mura e delle torrette utilizzate per scopo militari e ornata di archetti. È costituita nell’apertura da una feritoia ed all’interno da due volte a botte di cui una come copertura di una cisterna posta alla base della torre.

La Chiesa parrocchiale dell’Annunziata di epoca tardo rinascimentale ma che ad oggi conserva una struttura più moderna dovuta a ristrutturazioni avvenute durante i secoli; all’interno ospita affreschi del ponzonese Pietro Ivaldi detto il Muto del XIX secolo raffiguranti l’Annunciazione, l’Ultima Cena, le virtù cardinali ed il Battesimo.

Infine di rilevante la Pieve di Sant’Onorato di origine antica con abside rettangolare; al suo interno sono conservate parti di affreschi del XVI secolo raffiguranti un martire in vesti di soldato romano.

MONTECHIARO D’ASTI

Montechiaro d’Acqui è un borgo diviso tra la parte bassa di fondovalle e caratterizzata da costruzioni più moderne e la parte alta di epoca antica costruita a difesa dalle incursioni saracene.

Il borgo rurale alto domina l’appennino ligure e le vallate della Bormida e dell’Erro tra la fitta vegetazione di ginestre  e la meravigliosa bellezza dei calanchiIl centro storico è caratterizzato da un’architettura rurale segnata dall’uso diffuso della pietra arenaria e dalla presenza di portalimedievali, voltoni passanti e strade lastricate in pietra. Questo centro storico è stato scelto nel 1999 come scenario del film “Il partigiano Johnny”, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio ed è stato definito il più ben conservato centro storico delle Langhe.

Montechiaro ha origini preromane con un ruolo importante sul piano commerciale come stazione di posta lungo la via Aemilia Scauri; nel VII secolo d.C. il borgo è collocato nei pressi della pieve del Caurocome emerge dai resti di ruderi e da un fonte battesimale monolitico custodito all’interno dellaChiesa di Sant’Anna a Piana.

Nel XIII secolo ha origine il borgo di Montechiaro Alto derivato dallo spostamento dei traffici verso la Liguria. Sempre nello stesso secolo il marchese Delfino del Bosco consegna il feudo ad Alessandria,ma dopo poco tempo torna alla sua autonomia sotto il marchesato dei Del Carretto.

Nei secoli successivi Montechiaro venne sottomesso agli Sforza di Milano, agli Scarampi di Cairo, aimarchesi di Canelli fino ai Gianazzo di Pamparato che dopo un atto di fedeltà ai Savoia, mantennero il possedimento del feudo.

Principali emergenze storico architettoniche

Tra le bellezze artistiche da ammirare la Chiesa parrocchiale di San Giorgio del XVI secolo, costruita sulle fondamenta dell’antica Chiesa di Santa Caterina. All’interno sono conservati uno splendido pulpito in legno, una Madonna settecentesca di scuola genovese del Maragliano, colonne in pietra arenaria, altari in stucco e le venerate reliquie delle “Spine della Corona di Gesù Cristo “ che una leggenda narra portate in questo luogo dalla terra santa da un cavaliere crociato.

Da citare l’Oratorio di Santa Caterina che ospita il museo contadino con la presenza di oggetti ed attrezzi agricoli dei secoli passati; sempre di argomento religioso è il santuario della Carpeneta del XVII secolo costruito attorno ad un pilone del XVI secolo a devozione della Madonna della Misericordia raffigurata in un affresco.

Di particolare rilevanza la Pieve di Montechiaro Piana dell’VIII secolo con i suoi resti tra i quali tracce dell’abside in stile romanico, accanto sorge la nuova chiesa di Sant’Anna che conserva al suo interno una vasca battesimale per immersione che era ubicata all’interno della struttura della vecchia pieve.

Montechiaro possiede anche altre singolari bellezze tra le quali la ciminiera di una fornace di mattoni del XX secolo rimasta attiva fino agli anni settanta del secolo scorso e le ville Veirana ed Anna del XX secolo, la prima privata mentre la seconda il stile liberty, attualmente abbandonata, fu durante il secondo conflitto mondiale il quartier generale dell’esercito tedesco di istanza nel territorio.

Tra gli eventi di Montechiaro un cenno particolare merita la fiera del bue grasso a dicembre, una delle esposizioni bovine riconosciute a livello regionale anche per la presenza di prodotti legati allatradizione contadina locale.


Nelle immagini sopra alcuni scatti della gita fatta domenica, gita che si può ripetere prenotando una escursione privata in qualsiasi momento dell’anno oppure aspettando il prossimo giro organizzato.

due nuovi Anelli nel Monferrato Astigiano per #portalmunfra

nello scorso week end abbiamo tracciato due nuovi percorsi per visitare le colline del Monferrato Astigiano.

il primo percorso ha interessato l’anello di INCISA SCAPACCINO – NIZZA MONFERRATO E VAGLIO SERRA (trovate la traccia su wikiloc https://www.wikiloc.com/wikiloc/spatialArtifacts.do?event=setCurrentSpatialArtifact&id=58254338l

Il secondo da SCURZOLENGO A PORTACOMARO.

In questo periodo dell’anno le vigne cominciano a mostrare i colori autunnali sfoggiando il giallo e il rosso alternato al verde e ai marroni dei campi arati.

INCISA SCAPACCINO la scoperta del borgo antico

Borgo Villa (Borgh Vila in piemontese) è una frazione del comune di Incisa Scapaccino (AT) e centro storico del paese.
Caratteristiche le antiche mura che circondano la borgata e le case di origine medievale. Fino al 1876 fu sede del palazzo comunale

Il borgo, molto probabilmente di origini romane, ha le prime attestazioni nelle fonti scritte risalenti al Medioevo. Fino al Cinquecento rimase l’unico centro abitato del paese.
Fu capitale di un importante marchesato aleramico, il Marchesato di Incisa, sorto intorno al XII secolo e scomparso nel 1548.
Negli anni fu teatro di varie contese politiche per contendersi i territori della zona, soprattutto con il Marchesato del Monferrato, il quale conquistò Incisa nel luglio del 1514, che contribuì al tramonto definitivo del feudo. Infatti, gli incisa riuscirono in seguito a riprendersi i propri territori solo per un breve periodo di tempo, fino a quando Boarello II (ultimo erede del marchesato) rinunciò nel1548 ai suoi diritti in cambio dei feudi di Camerana e di Gottasecca dopo una lunga lite davanti al senato di Milano con i Gonzaga, ormai divenuti, almeno nominalmente, marchesi del Monferrato. Durante l’assedio di Incisa le strutture fortificate subirono pesanti danni: il “Castrum”, centro del castello e dimora della famiglia marchionale, venne completamente distrutto, come pure la piccolachiesa di San Michele.

Il borgo è considerato uno dei più belli dell’astigiano, per architettura, storia e cultura, ma ancora semi-sconosciuto. Per questo è nata nel 2007 la “Rievocazione storica Incisa 1514” (vedi sotto la sezione sulle manifestazioni), mentre dal 2008 vengono svolte le visite guidate, a cura del gruppo storico “Incisa 1514”.

SCURZOLENGO

l Comune di Scurzolengo è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale

PORTACOMARO

Portacomaro (Portacomé in piemontese) è un comune italiano di 2 021 abitanti della provincia di Asti in Piemonte.

Fa parte dell’Associazione nazionale città del vino

Monumenti e luoghi di interesse :

  • Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo
  • Antico Ricetto
  • Torrione
  • Chiesa confraternita dell’Annunziata
  • Chiesa romanica di San Pietro

Con il camminovigliese.it organizziamo escursioni a tema nei luoghi descritti sia come passeggiate (sotto i 12 km) che trekking veri e propri (da 12 a 20 km) per info 3347918068 DEVIS

il SETTEMBRE alla scoperta PORTALMUNFRA

Quando una guida organizza un trekking o una camminata deve sondare il terreno, verificare le condizioni di sicurezza e tracciare il percorso che andrà a fare con il fine di soddisfare e tutelare l’utente finale.

Con questi presupposti, incontrando anche il favore del paesaggio e rispetto dei sentieri su cui si passerà nel mese di settembre abbiamo tracciato tre nuovi percorsi di #portalmunfra.

Basso Monferrato porta al munfra ANELLO Fubine – Viarigi – Altavilla e rientro traccia gps su https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/basso-monferrato-porta-al-munfra-anello-fubine-viarigi-altavilla-e-rientro-56589579

Partenza dal parcheggio a lato della statale che percorre il paese, ci si inoltra nelle vie interne per pochi metri sino ad arrivare ad una deviazione a destra che porta subito nelle campagne e nei boschi. Il paese resta alla nostra destra e lo possiamo osservare dal basso.

Dopo una bella salita tra acacie e noci selvatici arriviamo a percorrere un tratto di asfalto per poi deviare a destra su strada sterrata qui incontriamo molte tartufaie e vicino all’abitato di Franchini possiamo osservare dal basso la chiesa con un particolare campanile.

Proseguendo ci ritroviamo a passare da un paesaggio all’altro tra vigne e boschi sino a raggiungere l’abitato di Viarigi dove ci colpisce la bella Torre di Guardia visitabile chiamando in comune con preavviso.

Dopo aver visitato il paese ci dirigiamo nelle campagne seguendo il sentiero 860 per deviare leggermente verso Altavilla Monferrato (raggiungibile oltrepassando la Strada Statale) il nostro percorso devia a sinistra per rientrare verso Fubine che raggiungiamo dopo un bel percorso tra i boschi tra sali e scendi continui e ritrovando la via da dove eravamo arrivati prima di deviare per Franchini.

Per scelta proseguiamo dritti alla deviazione del sentiero Cai 860 e La salita porta al paese alto di Fubine che visitiamo passando vicino a chiesetta, castello, scuole, chiesa parrocchiale e comune.

Il nostro percorso si chiude da dove eravamo partiti dopo aver percorso 19 km con un D+ di 576 m.

percorso facile adatto a tutti che permette di fare una bella camminata, proponibile in tutte le stagione.

Durante il percorso si possono osservare begli scorci di paesaggio pre collinare e collinare, boschi e vigne. Punti di interesse la torre di Viarigi, la parte medioevale di Altavilla e la Mazzetti (grappa), a Fubine tutto il centro storico.

Monferrato Casalese – port al munfra – Anello Mombello M.to – Gabiano – Cantavenna e rientro traccia gps https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/monferrato-casalese-port-al-munfra-anello-mombello-m-to-gabiano-cantavenna-e-rientro-57539883

Bellissimo percorso in quella che viene chiamata Val Cerrina.
La Valle Cerrina è quella parte del Basso Monferrato Casalese che si estende dal Comune di Brozolo ad Ovest a quello di Ozzano ad Est lungo il corso del torrente “Stura”. Tale area comprende circa 16 Comuni ed una popolazione di circa 13/15.000 abitanti.

il territorio si compone di irti colli che dalla sponda destra del fiume Po s’innalzano quasi a strapiombo a formare una barriera naturale e degradano verso più dolci declivi a Sud, lungo una traversale delimitata dai comuni di Alfiano Natta e Montiglio.

Una sequenza di boschi ricopre la parte medio-alta di questi colli e costituisce una caratteristica di tali luoghi non riscontrabile a Sud della linea trasversale suddetta dove la minor pendenza dei terreni ha permesso un miglior fruttamento agricolo con colture tradizionali.

i comuni interessati dal nostro trekking sono stati quello di Gabiano e della sua frazione Cantavenna, Mombello Monferrato e Ponzano Monferrato.

Il percorso è vario e si passa dalle colline passando tra i vigneti a tratti di fondo valle con le tartufaie, per concludere andando a percorrere il bellissimo bosco retrostante a Mombello M.to

I percorsi seguiti sono in parte quello del Cai, dei Castelli Bruciati e le tracce della scuola di MTB di Mombello.

Durante il percorso si possono anche ammirare chiese, monumenti e strutture medioevali. Il castello di Gabiano è molto bello ed è sempre aperto al pubblico, al suo interno una rivendita di vini e un ristorante. A Cantavenna oltre alla Cantina Sociale che vende il vino Rubino, troviamo chiese e un bellissimo punto panoramico sul Po, dal quale possiamo osservare le risaie e distinguire all’orizzonte le due torri della centrale atomica di Trino.

il percorso ad anello è di 19.45 Km e ha un dislivello D+ di 1276 m. di Media intensità, è adatto a tutti e consigliamo di percorrerlo in stagioni non troppo piovose.

alto monferrato. Anello Bergamasco – Castelnuovo Belbo – Bruno traccia gps https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/sentieri-di-storia-la-repubblica-partigiana-dellalto-monferrato-anello-bergamasco-castelnuovo-belbo-46116123

Questo percorso è inserito nelle escursioni che raccontano la storia partigiana della Repubblica dell’Alto Monferrato

Paesi interessati Bergamasco – Castelnuovo Belbo e Bruno. Il passaggio tra le vigne piene d’uva in autunno con i lavoratori che vendemmiano è molto suggestivo e ti fa arrivare in pieno al cuore il senso del territorio. Il trekking infatti parte da Bergamasco per seguire le colline ed arrivare a Castelnuovo Belbo e poi Bruno percorrendo 15 km con un dislivello D+ di 200 m.

Sentero paesaggisticamente suggestivo adatto a tutti, da valutare nelle stagioni più piovose.

Per chi volesse percorrere i sentieri sopra citati contattare DEVIS per una esperienza con Guida Ambientale Escursionistica al 3347918068.

SULLE ORME DI ALERAMO

DA Moleto ad Olivola e Grazzano Badoglio

"DOMENICA 27 SETTEMBRE saremo sulle strade di Aleramo, il fondatore di quello che oggi conosciamo come Monferrato"

Si racconta che Aleramo percorse per tre giorni e tre notti con tre cavalli diversi i 400 km che caratterizzano il territorio del Monferrato dopo che il padre gli promise che gli avrebbe donato le terre che avrebbe toccato con il suo cavallo.Noi percorreremo 18 km in queste terre con partenza da Moleto, caratteristico borgo frazione del comune di Ottiglio, per giungere a Grazzano Badoglio dove riposa il fondatore del Monferrato, nella chiesa dei SS. Vittore e Corona.

Sul percorso misto tra sterrati, noccioleti, vigne e asfalto su strade secondarie (a basso scorrimento di traffico), consigliamo scarpe da trekking, zainetto con acqua, barrette e mantellina (per eventuali perturbazioni meteo).Al termine possibilità di mangiare al Bar Chiuso di Moleto, caratteristico locale a cielo aperto disposto sul crinale di una collina dove si può ammirare un bellissimo paesaggio su Cella Monte, Vignale, Altavilla e Rosignano.

Protocollo COVID, temperature, mascherina e mantenimento distanze. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA AL 3347918068 PARCHEGGIO E RITROVO MOLETO ALTO

https://www.facebook.com/events/1463561937187076

per INFO E DOMANDE CLICCA SOPRA

Valle Antrona

escursione al Lago dei Cavalli – Diga di Cheggio

Il Piemonte è una terra di Montagne ed è un fortuna perchè per un’escursionista poter variare percorsi e scoprirne sempre di nuovi porta a non annoiarsi mai.

Nel nostro girovagare ci siamo imbattuti in un percorso ad anello in Valle Antrona.

La Valle Antrona è una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola (VCO), ed è attraversata dal torrente Ovesca. La valle conta complessivamente 1140 abitanti, distribuiti su una superficie di 141,43 km².

Raggiungibile in auto il nostro percorso è iniziato dalla DIGA DI CHEGGIO, pittoresco specchio artificiale alpino creato a metà novecento a monte dell’omonima frazione a 1497 m. di quota.

Il lago è molto particolare per il suo colore verde-turchese a causa dell’origine glaciale delle sue acque che trasportano i tipico limo che si può trovare in prossimità dei fronti gei ghiacciai.
Infatti il fiume Loranco che alimenta la diga, inizia proprio dal fronte del ghiacciaio del Bottarello.

In origine la piana era un grande pianoro di verdi prati adibiti a pascolo.
Il sentiero, a quell’epoca, attraversava la piana e, dopo che venne riempita d’acqua, venne realizzato il nuovo tracciato che costeggia il lato destro orografico della valle.


Nell’escursione di oggi abbiamo avuto la possibilità di osservare il torrente Loranco, che nasce ai piedi del Pizzo d’Andolla e, in prossimità dell’Alpe Cheggio, viene imbrigliato da una diga a formare il Lago Alpe dei Cavalli (o Lago di Cheggio), che è lo specchio d’acqua più ampio della Valle Antrona, anch’esso sfruttato per produrre energia idroelettrica. Superata la diga, il Loranco attraversa i pascoli dell’Alpe Cheggio e dell’Alpe di Campo, raggiungendo infine Antronapiana. 


La salita al Rifugio Andolla situato a 2061 m.s.l.m è una interessante progressione da prima in falso piano lungo tutto il lago, poi passando in un bel bosco di larici ed infine affacciandosi su una bellissima vallata che si apre a noi mostrando le montagne dove dovremo arrivare.

i segnavia sono numerosi, tutti bianco e rossi del CAI e i tempi di percorrenza sono precisi. Il rifugio è ben tenuto e si possono gustare ottimi piatti. Troverete nell’ultimo passaggio verso l’arrivo dei segnali aggiuntivi a terra (pallino giallo) nel punto dove ci sono numerosi pietroni.

Al rifugio, raggiunto dopo una bella salita, potrete mangiare, aggiungere acqua alla vostra borraccia e proseguire per un altro lago oppure tornare indietro dalla strada che avete percorso.

13 km di sviluppo per 1470 m. D+ (partenza 1506 m- rifugio 2061 m).

Se avete voglia di raggiungerlo con una guida contattatemi 3347918068

Si parte!

Portalmunfra prende vita e dal 13 settembre i nostri passi si faranno concreti e reali.

Il progetto ambizioso è quello di far conoscere il territorio del Monferrato agli Alessandrini e non in movimento lento.

I trekking si svolgeranno nei fine settimana dal 13 settembre all’8 dicembre accompagnati da guide ambientali escursionistiche riconosciute dalla Regione Piemonte. I percorsi sono adatti a tutti e si svolgeranno su terreno misto, asfalto e sterrato nei territori del Monferrato Casalese, Astigiano, Ovadese e al confine con i territori del Vercellese.

Non è il primo progetto che viene fatto di questo tipo e ringraziamo chi ci ha preceduto e in parte aiutato con il tracciamento dei sentieri CAI (che in parte seguiremo), l’obiettivo del camminovigliese è quello di far conoscere attraverso i passi il territorio e il paesaggio in tutte le sue sfaccettature dal profilo culturale a quello religioso sino a quello del gusto.

Le tappe consultabili su questo sito e su wikiloc.com tracce gps (cerca devis zamburlin) hanno distanze che variano dai 15 ai 20 km e saranno percorse in media in 4 ore e 30/ 5 ore.

I luoghi di partenza sono sempre situati in zone con ampio parcheggio e vicine ai centri abitati. Consigliamo calzature comode ma con un buon grip per poter affrontare tutti i tipi di terreno, nello zaino sempre una mantella, barretta ed acqua.

Le prenotazioni vanno fatte obbligatoriamente al 3347918068 perchè in numero limitato max di 15 persone, vista l’emergenza COVID e sarà obbligo portare con se una mascherina e utilizzo di distanza sicurezza e gel per igienizzare le mani. Verrà verificata la febbre all’inizio dell’escursione.

13 SETTEMBRE: Sala Monferrato – Treville – Cereseto ad anello 18 km

27 SETTEMBRE: Moleto – Ottiglio – Grazzano Badoglio ad anello 18 km

11 OTTOBRE: Castelletto d’Erro – Ponti – Montechiaro d’Acqui ad anello 18 km

18 OTTOBRE Montechiaro d’Asti – Montiglio ad anello 20 km

31 OTTOBRE Serralunga di Crea – giro attorno al Santuario sentieri 701 e 702 cai ad anello Km 18

Queste le date sino a Novembre, decideremo poi in seguito con le variazioni del clima e seguendo le ulteriori regole dettate da emergenza covid se variare orari nei mesi di novembre e dicembre.

Grazie a tutti per l’attenzione.


Due nuovi anelli per portalmunfra: Grana a Moncalvo passando da Calliano e da Cereseto a Serralunga di Crea

Continua il pellegrinare tra chiese, vigneti, colline e boschi per il progetto del camminovigliese.it di conoscenza del monferrato.

L’idea è quella di unire tutti i paesi che caratterizzano le quattro grandi aree del Monferrato in unico grande trekking che si possa effettuare in tutte le stagioni.

Il Monferrato Casalese e l’Astigiano sono quelli interessati da questi due anelli di circa 23 km con buoni dislivelli vista la presenza di passaggi in collina tra i vigneti e le strade in costa alta.

La storia medioevale e religiosa con chiese e castelli che si alternano nel paesaggio monferrini rende ancora più interessante e stimolante il passeggiare tra queste terre, una vera occasione di riscoperta del territorio a passo lento.

Per chi volesse organizzare trekking o hiking tra queste colline o nel monferrato contattare DEVIS al 3347918068 sarà occasione per fare una chiacchierata e delineare il miglior percorso giornaliero, il più adatto alle vostre esigenze.

ANELLO GRANA – CALLIANO – MONCALVO 23 KM (1062 D+)

Nel trekking di oggi abbiamo visitato punti di interesse naturalistico, paesaggistico, storico culturale e religioso tipici del monferrato. 

Il percorso di oggi inizia da Grana e dalla sua chiesa parrocchiale. Il sentiero che andiamo ad iniziare è il 503 in direzione SAN DESIDERIO di Calliano. Giunti a San Desiderio dobbiamo proseguire lasciando il sentiero su asfalto e oltrepassare il concentrico. 

Qui facendo attenzione alle auto essendo su strada a veloce scorrimento arriviamo ad un incrocio con Strada Provinciale. Prendiamo la stradina sterrata che porta alle vigne. 

A questo punto possiamo decidere di fare due strade una a destra che aggira la collina, l’altra che sale per un belvedere su tutte le colline. 

La scelta cade su quello e lo spettacolo dall’alto su Grana che ci siamo lasciati alle spalle e Calliano che andremo a visitare è notevole. 

Preso il sentiero andiamo per un piacevole sterrato che ci porta a Calliano. Entrati in Calliano visitiamo il paese e ci dirigiamo in uscita verso Moncalvo, da qui percorriamo tratti su sterrato alternati ad asfalto. 

Arrivati a Moncalvo saliamo lungo la strada che in parte è ristretta per via della caduta del muraglione vicino alla chiesa. Arrivati al termine prima ci dirigiamo verso il nucleo storico e poi verso la chiesa di san francesco. 

Da li dopo una visita alla chiesa, passiamo vicino al monumento ai caduti e al cimitero e riprendiamo il sentiero CAI 505. Il sentiero per lunghi tratti passa tra i vigneti. Poi ad un certo punto ci distacchiamo verso Grana, la strada qui diventa asfalto è secondaria e ci sono poche auto. Il paesaggio è bello e passiamo nel concentrico di Biletta. 

Lasciamo dopo circa 2 km la strada asfaltata per andare su sterrata. Questa strada lungo i campi e vigneti ci porta in costa sino a Grana e alla parrocchiale da dove siamo partiti. 

Bel percorso, 50 per cento su asfalto e 50 su sterrato. Non ci sono purtroppo punti acqua, ma sul percorso bar si incontrano. 

MONCALVO (Moncalv in piemontese) è un comune italiano di 2 833 abitanti della provincia di Asti in Piemonte. 

Di origine romana, Moncalvo fu nel corso dei secoli proprietà della Chiesa di Asti, della famiglia Graffagno, del Marchese del Monferrato, che ne fece la propria capitale, per poi passare al Marchese di Saluzzo (1306) e quindi nuovamente ai Paleologi di Monferrato (1309). Subì varie occupazioni straniere e divenne da ultimo dominio dei Gonzaga del Ducato di Mantova, i quali la cedettero in feudo a diversi signori : nel 1604 a Galeazzo di Canossa, nel 1619 a Rolando Natta, nel 1671 a Filiberto marchese di Ceva. 

Nel 1691 subì il saccheggio da parte delle truppe imperiali comandate da Eugenio di Savoia. Passò infine definitivamente alla casa Savoia nel 1704. Con sue Patenti del 9 agosto 1774 Vittorio Amedeo III di Savoia la dichiarò Città, riconfermando il titolo già attribuitole dal Duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga il 23 marzo 1705. 

Nel 1908 ritorna in possesso delle frazioni di Castellino, San Vincenzo, Patro e Santa Maria che nel 1705 erano state annesse al Comune di Penango. 

La Chiesa Parrocchiale di San Francesco d’Assisi sorge all’estremità sud-est dell’abitato, su un rilievo detto Monteguardo o Belvedere. Fu edificata dai Minori Conventuali forse nel 1272, con l’aiuto di Guglielmo VII, Marchese del Monferrato. Nel 1644 buona parte della chiesa era crollata e fu ricostruita conservando il coro secondo il progetto del frate Vincenzo Rovere. Nella seconda meta del XVIII secolo furono rifatti gli altari laterali e nel 1783 divenne parrocchiale definitiva. L’attuale facciata fu realizzata nel 1932 su progetto dell’architetto Vittorio Mesturino, che riprese i disegni antichi. 


ANELLO CERESETO – SERRALUNGA DI CREA fraz. Forneglio – SANTUARIO DI CREA – rientro da SALA BUE 21 KM (1420 D+)

Nel trekking di oggi abbiamo visitato punti di interesse naturalistico, paesaggistico, storico culturale e religioso tipici del monferrato. 

La partenza avviene dalla chiesa di Cereseto. Lasciato a lato il castello scendiamo verso la statale. Dopo una lunga discesa su asfalto dobbiamo affrontare un tratto di statale pericoloso visto la velocita’ delle auto in transito. 

Da li svoltando a sx torniamo alla lentezza su strada secondaria e dopo aver superato un passaggio a livello e una serie di tornanti arriviamo nel concentrico di Castellazzo.

Visitata la chiesetta ci dirigiamo verso inizio sentiero 702. Noi prendiamo direzione opposta e passando tra tratturi, boschi e vigne arriviamo a Forneglio. 

Da qui la salita a Crea e’ a pochi km ma noi decidiamo di intraprendere il 701 per visitare tutto il verde del parco. Giunti al termine del lungo giro arriviamo sl santuario. 

Dopo una visita alla chiesa (evitiamo di salire alle cappellette) scendiamo a lato su asfalto e intraprendiamo un sentiero a tratturo che poi va verso Sala Bue. 

Arrivati ad un bivio in corrispondenza del cimitero di Sala Bue decidiamo di risalire verso Cereseto senza passare dal paese. 

Il percorso e’ su strada inghiaiata mista a terra. Giunti al bivio verso la,statale deviamo a sinistra per continuare su sterrato ed arriviamo alla strada che con i tornanti sale a Castellazzo. 

Ritorniamo quindi su statale la percorriamo facendo attenzione. Risaliamo verso il castello costeggiando il parco ed arriviamo nei pressi di una chiesetta. 

Chiudiamo l’anello tornando prima al castello poi alla chiesa. 

Bel giro, impegnativo per terreno e salite sino al santuario. 

70 per cento sterrato 30 per cento asfalto. 
Il giro delle cappellette al santuario merita di esser fatto visto il belvedere finale su tutta la catena Alpi dal Monviso al Rosa ben visibili. 

Poche fontane, bar sul percorso. 

Il Sacro Monte di Crea è un Sacro Monte italiano, situato su una delle più alte colline del Monferrato, nei pressi di Serralunga di Crea, in provincia di Alessandria.
Il Sacro Monte si snoda lungo la salita che porta al santuario mariano, e di lì procede lungo un sentiero che, in un bosco di querce e frassini, si inerpica tra le asperità di un friabile terreno roccioso sino ad arrivare alla cappella del Paradiso, posta alla sommità della collina.
Fa parte dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, sito seriale proclamato patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2003. Come gli altri Sacri Monti, anche quello di Crea è situato in un vasto parco naturale, in questo caso il Parco naturale del Sacro Monte di Crea, istituito nel 1980: in esso si realizza quella suggestiva sintesi tra paesaggio, arte e memoria storica, che ne costituisce la cifra interpretativa.

La storia del Sacro Monte di Crea, inizia con quella del convento e della chiesa di Santa Maria, meta di pellegrinaggio devozionale sin dal medioevo.
La tradizione vuole che, come per il Santuario di Oropa, sia stato Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, a salire la collina verso il 350 d.C.; lì avrebbe portato la statua lignea della Madonna col Bambino, ancor oggi venerata, e lì avrebbe fatto edificare un primo oratorio Anche se in realtà la statua della Madonna è del XIII secolo e poco si sa sulla sua provenienza, Eusebio diffuse il Cristianesimo e la devozione mariana tra le popolazioni del Monferrato e delle valli Piemontesi che all’epoca erano ancora completamente pagane